Sei consapevole di respirare di giorno e di notte, in ogni istante della tua vita?

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Probabilmente no. Tutti noi respiriamo continuamente ma non ce ne accorgiamo neppure, semplicemente succede, in modo automatico. Dunque perché preoccuparci di come inspiriamo e come espiriamo, quando potremmo pensare ad altro (come infatti facciamo)?

Ecco perché: la ricerca scientifica ci mostra ormai in modo inequivocabile come prestare attenzione al modo in cui respiriamo, imparando a controllare il processo del respiro, sia una delle maniere più efficaci per abbassare lo stress quotidiano e per nutrire un’ampia serie di fattori salutari, dall’umore al metabolismo.

Quanti respiri fai al minuto?

Secondo Patricia Gerbarg, del New York Medical College, tendiamo per lo più a respirare abbastanza affannosamente, al ritmo di 14-20 respiri al minuto. Ovvero a un ritmo di circa tre volte quello ottimale di 5-6 respiri al minuto, quello che ci farebbe sentire molto meglio.

(Io li ho contati, in un posizione supina di rilassamento profondo i miei sono meno di 3 al minuto!) Inoltre, siamo abituati a respirare con la parte alta del petto, e questo ci procura agitazione.

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Perché respirando in questo modo usiamo grossolanamente i muscoli del collo e della parte superiore del corpo, conosciuti come i muscoli accessori della respirazione, e non utilizziamo (o quasi) l’addome, ovvero il diaframma.

Sono i muscoli che ci servono per respirare nei momenti di esercizio pesante o nelle situazioni di emergenza, perché intervengono quando serve portare ai polmoni più aria, in aiuto al diaframma.

Ma diversamente dal diaframma, che può lavorare indefinitivamente e senza sforzo, questi muscoli si stancano presto, anche perché devono lavorare molto di più del diaframma.

Infatti un respiro fatto con la parte superiore del corpo porta circa 500 centimetri cubici di aria, mentre un respiro addominale profondo ne porta da otto a dieci volte di più.

Ecco perché utilizzare quei muscoli accessori ci lascia presto stanchi e ansiosi.

Senza che ce ne rendiamo conto, respirare ci stanca!

I segnali che arrivano al cervello

Ma soprattutto respirare velocemente manda al cervello segnali che attivano il sistema nervoso simpatico, la parte del nostro sistema nervoso autonomo che si mette in moto quando l’ambiente esterno presenta un pericolo.

Ed ecco che il ritmo cardiaco aumenta, la pressione sanguigna sale, la digestione e le funzioni riproduttive si bloccano, i muscoli si tendono, pronti a uno sforzo straordinario.

Un meccanismo di sopravvivenza

Da un punto di vista evolutivo, tutto questo ha funzionato egregiamente, un perfetto meccanismo di sopravvivenza.

Ma funziona con regole precise: a un’impennata di stress deve seguire una fase di calma, una discesa che ci fa tornare a uno stato di tranquillità.

Invece oggi questo meccanismo è attivato da stimoli continui come le notifiche sullo smartphone, le tensioni sul lavoro, le email, le telefonate, i ritardi, le notizie allarmanti che ci inseguono tutto il giorno.

preoccupazione

Continuiamo a respirare col torace, “in alto” e, senza che ne siamo consapevoli, tutta una serie di sostanze chimiche entrano in circolazione nel nostro organismo per tenerci pronti all’azione di sopravvivenza:

  • Attaccare: quante volte ti capita di arrabbiarti perché qualcuno ti passa avanti nella fila?

  • Fuggire: quante volte ti capita di avere voglia di andartene o di evitare una situazione che ti spaventa?

  • Immobilizzarti: quante volte ti capita di bloccarti, non sapendo come rispondere a qualcuno che ti aggredisce? O di non riuscire a prendere una decisione?

Il fatto è che per lo più il momento di calma, in cui lasciare andare la rabbia, la paura o la preoccupazione, non arriva mai: subito siamo distratti o coinvolti in qualche nuovo stimolo, corriamo sempre.

Stress cronico e respirazione

Così lo stress non è più funzionale e diventa cronico. La respirazione affannosa crea ansia e l’ansia induce nel respiro affannoso, in un circolo vizioso.

E alla lunga ci ritroviamo in uno stato confuso di sopravvivenza, di scarsa energia, di stanchezza, di fragilità del sistema immunitario.

Non è un caso che la ricerca scientifica consideri ormai lo stress cronico come la causa principale di vari disturbi e malattie cronici:

  • depressione

  • insonnia

  • malattie cardiache

  • dipendenze

  • disturbi intestinali

  • problemi di relazione

  • difficoltà riproduttive

Ma il circolo vizioso può essere interrotto!

Perché se pochi di noi potrebbero decidere a quale ritmo fare battere il proprio cuore (a meno che non siano yogi), tutti possiamo modificare il ritmo e la profondità del nostro respiro.

Rallentare il respiro significa mandare segnali al cervello, attraverso il nervo vago, e indurre il sistema autonomo a generare spontaneamente la reazione di rilassamento: il ritmo cardiaco rallenta, la pressione sanguigna si abbassa, tutte le funzioni naturali possono riprendere, comprese quelle del sistema immunitario, e la mente si schiarisce.

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Ricorda: di tutti gli organi del nostro corpo, il cervello è quello che più di ogni altro ha bisogno di ossigeno.

Modificando il nostro modo di respirare ci riabituiamo a una respirazione naturale e allo stato di calma naturale

Basta guardare come respira un neonato: quando inspira puoi vedere chiaramente il suo pancino gonfiarsi, e quando espira tornare piatto. La stessa cosa succede anche a noi, quando dormiamo, e di fatto ogni volta che siamo davvero rilassati.

Sfortunatamente, una volta passata l’infanzia, viviamo sempre più nelle fantasie della mente piuttosto che nel momento presente, e il nostro modo di respirare cambia, riflettendo i nostri stati emotivi.

Calmare il respiro riporta automaticamente la pace nella mente

Puoi usare la tua immaginazione per reimparare rapidamente a respirare in profondità e lentamente.